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Prezza, 19/05/2012.

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Origini del nome e dello stemma di Prezza
Formella con lo stemma di Prezza

Il primo documento in cui compare il nome "Prezza", fortemente caratterizzato dalla doppia zeta sonora, si riferisce all'anno 887 d.C. circa. Si tratta di un passo del celebre Chronicon Casauriense, la storia, redatta dai monaci stessi, dell'Abbazia benedettina di S. Clemente a Casauria, nei pressi di Tocco Casauria in Val Pescara. Il titolo esatto del documento è "Liber instrumentorum seu chronicon monasterii Casauriensis" e venne redatto solo a partire dall'XI secolo. Nell'Alto Medioevo l'Abbazia, insieme agli altri grandi monasteri di Montecassino, di S. Maria di Farfa e di S. Vincenzo al Volturno, costituì non solo un polo di vita spirituale e culturale (baluardo di civiltà in un'epoca imbarbarita e decadente), ma anche centro di attività agricole, artigianali e di controllo del territorio, attraverso il possesso di vasti beni fondiari, acquisisti per mezzo di donazioni di privati o, talvolta, da parte dell'autorità laica (re, duchi, imperatori).
In un passo di tale importante documento si parla dell'atto di acquisto di "Villa Carrene", cioè del nucleo originario del paese di Prezza secondo la denominazione di epoca romana, da un certo Sansone, un discendente dei Longobardi insediatisi in Abruzzo o forse di origine franca, che dominava all'epoca la Valle Peligna e precisamente la zona di Raiano, Corfinio e Prezza. In sostanza Villa Carrene viene ribattezzata ex-novo come Castello di "Prezze" (con evidente voce del nascente volgare, oggi diremmo dialettale). Il riferimento al castello è spiegato nel passo, in quanto in occasione dell'acquisto il paese viene fortificato e reso il punto difensivo del territorio nord della Valle. L'accordo prevedeva che Prezza fosse alle dipendenze dell'Abbazia pur rimanendo affidata a Sansone e ai suoi discendenti (i cosiddetti Sansoneschi).

Le ipotesi sulle origini del nome "Prezza" sono sostanzialmente due.
Secondo la più attendibile, essendo Prezza la residenza dei Conti, in essa venivano stabiliti e riscossi i "praetia" (i prezze), cioè i dazi, i pedaggi e le tasse che si dovevano pagare per i terreni e per il passaggio degli armenti lungo il tratturo. Non a caso nel XV secolo Prezza viene chiamata anche "Rocca del Sale", per indicare che tutte le imposte sul sale venivano pagate qui.
La seconda fa invece riferimento ai possedimenti di qualche ricco proprietario terriero. Infatti vari sono i riscontri in tal senso. In una lettera il grande Cicerone parla di un tal Proetius morto nel 703 a.C. Delle iscrizioni fanno invece pensare a una tal Lucius Pettius. Ma ambedue lasciano insoddisfatti gli studiosi.

A proposito del nome "Praesidium", che è comunissimo termine militare usato per indicare un luogo fortificato, esso venne usato solo dal XV secolo come semplice appellativo (soprannome, si potrebbe dire) di Prezza, in quanto castello eretto a difesa del territorio di Corfinio. In un'epigrafe si cita infatti "Praezam Corfinii praesidium" ed è chiaro che le caratteristiche zeta di Prezza nulla devono all'appellativo con cui veniva indicata.

Un altro notevole documento del nome "Prezza" si trova sul prezioso portale bronzeo, costruito tra il 1182 e il 1189, della stessa Abbazia di S. Clemente, dove in una formella è raffigurata l'effigie del "Castrum Raiano et Preza", che tuttora costituisce lo stemma del comune di Prezza. Di qui si deduce anche il legame secolare esistitito nel bene e nel male tra i due paesi confinanti, che hanno condiviso fortune e disgrazie fino a pochi decenni fa.

L'Abbazia di S. Clemente a Casauria
S. Clemente a Casauria

S. Clemente a Casauria venne fondata nell'873 dall'imperatore franco Ludovico II come baluardo politico, militare e religioso meridionale dell'Impero carolingio, in particolare della Contea di Marsia. Così veniva chiamata allora buona parte dell'attuale Abruzzo, che era la zona meridionale del Ducato di Spoleto, resa autonoma da quest'ultimo per contrastare le ribellioni interne e le minacce dei Longobardi ostili del Ducato di Benevento.
Il Pescara fino a Popoli e il gruppo Maiella-Morrone segnavano i confini dei due grandi ducati di origine longobarda. Fin d'allora l'Abruzzo diventa regione di confine (con l'attuale provincia di Chieti al sud) in cui la popolazione fa le spese per secoli con continue guerriglie, fame, fughe di massa e ribellioni. In tale contesto si situa anche la probabile fine (momentanea) del flusso della transumanza verso il Tavoliere di Puglia, bloccato dalle condizioni di precarietà politica. Non a caso nel Chronicon viene testimoniato il rinselvatichirsi dell'intera regione.


Ultima modifica: 15/08/2007.


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